Yves Coppens è uno dei maestri di una disciplina relativamente giovane, la paleoantropologia, che studia le origini dell'uomo e che dagli anni Sessanta ha compiuto eccezionali passi in avanti grazie a successive, clamorose scoperte. Fra queste forse la più celebre è quella di Lucy, giovane Australopiteco scoperta proprio da Coppens in Etiopia nel 1961.
Membro del prestigioso Collège de France e primo fondatore di una cattedra di Paleoantropologia in Europa, Coppens è oggi ritirato dalla vita accademica per raggiunti limiti di età. Continua però a scrivere e lavorare e gli studi sulle origini dell'uomo restano inestricabilmente legati al suo nome.
Questo celebre scienziato ha deciso di raccontare l’affascinante storia delle origini dell'uomo per suo figlio e di farsi accompagnare da un'artista, Sacha Gépner, le cui straordinarie tavole restituiscono tutto il fascino e il mistero che la storia di Coppens comunica al lettore.
Nessuno avrebbe potuto raccontare questa favola moderna sull'alba dell'umanità meglio di Coppens: per questo consigliamo il libro a qualsiasi lettore fra gli 8 e i 99 anni.

Il volume ha appena vinto il Premio Andersen 2008 - il mondo dell'infanzia (gli oscar del libro per ragazzi), con il riconoscimento del Miglior Libro di Divulgazione.
La cerimonia di premiazione avverrà Venerdì 16 maggio a Sestri Levante a cura della Giuria composta dalla redazione della rivista Andersen e dalla Libreria dei Ragazzi di Milano.


La crescita della complessità nel tempo, come aumento di particelle cariche elettricamente e di interazioni a livello atomico e molecolare, con aggregazioni sempre più numerose e ricche di relazioni, è un fatto fuori discussione. Il fenomeno si può riconoscere nel mondo inorganico, organico e vivente in una grande varietà di espressioni. Nei viventi pluricellulari si mostra come un processo non lineare, con ramificazioni e direzioni che a volte si arrestano estinguendosi, altre volte si mantengono quasi immutate nel tempo giungendo fino a noi.
Questa crescita suppone cambiamenti a livello strutturale e idonee condizioni esterne che consentono o favoriscono relazioni e aggregazioni sempre nuove. Si realizza così l’evoluzione della vita, ciò che il «creazionismo scientifico» e le sue forme rinnovate, come l’Intelligent design, seguitano a negare.
Ci si può chiedere se ciò sia dovuto a qualche tendenza interna della materia e del vivente, che si manifesta in condizioni ambientali favorevoli, oppure se siano le stesse proprietà della materia che portano, in ambiente idoneo, a complessità ordinate e quindi realizzano delle canalizzazioni. In ogni caso il processo di complessificazione, che non è generalizzabile a tutte le strutture viventi e in tutte le direzioni evolutive, va considerato ineluttabile o del tutto aleatorio, come sostiene il darwinismo? Il fatto che certe strutture, e quindi i geni che le regolano, compaiano e ricompaiano molte volte nel corso dell’evoluzione in serie evolutive diverse come può essere spiegato? Basta la pura casualità di bruschi cambiamenti morfologici? Ci sono limiti invalicabili nella varietà dei mutamenti o a regole d’ordine che non conosciamo? Quali interazioni con l’ambiente, che con i suoi mutamenti, specialmente climatici, può avere stimolato i cambiamenti? Le domande si accrescono se si pensa alla ominizzazione, che ha portato a un essere in cui la complessità biologica, espressa dalla struttura e dal funzionamento dell’encefalo e ancora in gran parte inesplorata, raggiunge la sua massima espressione e appare accompagnata dalla cultura, rivelatrice della coscienza di sé e della libertà. Il continuum dell’uomo con le specie animali, riconoscibile in tanti aspetti biologici, sembra interrompersi con le manifestazioni della cultura. Il volume di Fiorenzo Facchini intende affrontare questi temi in una duplice fedeltà alle osservazioni della scienza e a un corretto ragionare filosofico e teologico.